Dentro la “balena grigia”: viaggio negli sprechi della Regione (parte 3)

di Michele Facci
di Michele Facci

La vicenda Eon Reality, 6.3 milioni in fumo

Una gestione superficiale della cosa pubblica che rischia di trasformarsi prima in una beffa, e poi in uno sperpero di soldi pubblici di oltre 6,3 milioni di euro.
Questo l’epilogo della (triste) vicenda che vede come protagonisti EON Reality Inc (colosso Usa, multinazionale nel comparto dei software di realtà virtuale e realtà aumentata con sede a Irvine, in California) e la Regione Emilia-Romagna.

Andiamo con ordine.
Nel 2017, la Regione Emilia-Romagna indiceva un bando (ai sensi della legge regionale 18 luglio 2014, n. 14) finalizzato “ad accrescere l’attrazione e la competitività del sistema economico dell’Emilia-Romagna promuovendo il rafforzamento, l’innovazione, la specializzazione intelligente e l’internazionalizzazione delle imprese e delle filiere produttive”.

A tale bando, chiuso il 30 settembre 2017, aveva partecipato anche la società “EON Reality Incorporation” con un progetto di investimento per la realizzazione a Bologna (poi a Casalecchio di Reno) di un centro di ricerca nell’ambito della realtà virtuale e della realtà aumentata, del valore complessivo di Euro 24.350.003,74, con una richiesta di contributo regionale di Euro 6.321.430,45, e con l’obiettivo dichiarato – tra gli altri – di creare 160 posti di lavoro in tre anni.

Il bando regionale disponeva espressamente che “per dimostrare l’effettiva capacità del soggetto proponente di sostenere l’investimento previsto, sarebbero state richieste informazioni e/o documenti specifici“, tanto che EON Reality inc. aveva fornito esplicita garanzia della copertura finanziaria del programma di investimento, come richiesto dal bando indicando come garante la persona del legale rappresentante Mats Johansson. 

Tuttavia, la Regione Emilia-Romagna approvava (delibera di Giunta n° 2194 del 28.12.2017) il progetto di investimento presentato nonché lo schema di accordo regionale di investimento e sviluppo da siglare con la Eon Reality Italia srl, società appositamente costituita in Italia per la realizzazione dell’investimento (con sede legale in Bologna, via Antonio Canova 13, capitale sociale Euro 10.000,00 Partita IVA 03659571206 e Codice Fiscale n. 03659571206), con ciò impegnandosi a concedere il contributo di 6,3 milioni in favore di una Società a responsabilità limitata di diritto italiano dotata di un capitale sociale ben inferiore rispetto alle capacità finanziarie della “società madre” EON Reality Inc.

Nel mese di marzo 2018, la Eon Reality Italia srl portava il proprio capitale sociale da Euro 10.000 a Euro 18 milioni, mediante il conferimento da parte della Eon Reality Inc di beni immateriali (prevalentemente software e licenze d’uso), e sulla base di questa apparente capacità economica, otteneva dalla Regione il “via libera” a ricevere il contributo originariamente richiesto.
La somma complessiva di € 6.321.430,45 veniva così erogata dalla Regione:
– € 4.338,605,38 con determinazione n° 6083 del 27 aprile 2018;
– € 1.501.764,21 con determinazione n° 18157 del 8 novembre2018;
– € 354.850,15 con determinazione n° 2335 del 8 febbraio 2019;

Già nel gennaio 2019, invero, erano sorti i primi problemi per la EON Reality Inc., il cui investimento a Laval, in Francia, ove sarebbe dovuto sorgere – con 4 milioni di contributi pubblici – un centro di ricerca analogo a quello nel bolognese, risultava compromesso da un procedimento giudiziale della Magistratura francese, che portava alla dichiarazione di fallimento nel successivo mese di luglio.

Tuttavia, nonostante il decretato fallimento del centro di Laval, e la richiesta di chiarimenti posta in Regione dal consigliere Bertani, la Giunta regionale ribadiva che, contrariamente a quanto accaduto in Francia, “l’andamento dell’investimento italiano è in linea con le previsioni e non presenta elementi di criticità”.
La Giunta precisava inoltre che l’accordo siglato con la società “stabilisce precisi impegni di sviluppo industriale e occupazionale, nonché i necessari strumenti a tutela del nostro ente”, senza tuttavia indicare quali fossero questi strumenti di tutela e garanzia.

Le previsioni della Regione Emilia-Romagna venivano però irrimediabilmente smentite due anni dopo, quando, con determinazione 7255 del 23 aprile 2021, a seguito di verifiche circa il rispetto degli impegni assunti dalla Eon Reality Italia srl, la Giunta adottava un provvedimento di risoluzione dell’accordo regionale di insediamento e contestuale revoca del contributo concesso, con la pedissequa attivazione della procedura finalizzata al recupero della somma complessiva (maggiorata di interessi e sanzioni) di € 7.051.402,50.

La Regione Emilia-Romagna indirizzava la richiesta di restituzione della suddetta somma alla Eon Reality Italia srl, e non nei confronti della “casa madre” californiana Eon Reality Inc., che nella domanda originaria aveva espressamente garantito la copertura finanziaria del progetto (prot. 15.12.2017 n° 0768507).

Poichè la società Eon Reality Italia srl non aveva provveduto ad alcun ristoro nei confronti della Regione Emilia-Romagna, in data 31 gennaio u.s. (DGR n° 1031) la Giunta Regionale avviava le pratiche giudiziali presso il Tribunale di Bologna per la dichiarazione di fallimento, con un credito vantato di oltre 7 milioni di euro.

Questa incredibile vicenda offre il fianco a più di una domanda:

“Per quale motivo l’azione di recupero del contributo concesso è stata effettuata nei confronti della Eon Reality Italia srl, e non anche nei confronti della Eon Reality Inc, società di diritto californiano”, che ne aveva garantito originariamente la copertura finanziaria ?”

“Per quale motivo la Giunta, con la delibera n° 2194 del 28.12.2017, aveva accettato il trasferimento della garanzia di copertura finanziaria dell’investimento dalla società presentatrice della domanda (la Eon Reality Incorporation) alla nuova srl, il cui capitale sociale (portato a 18 milioni di euro) era rappresentato prevalentemente da software, e quindi da beni di fatto immateriali, con ciò esponendo ad un evidente rischio finanziario (poi puntualmente avveratosi) la Regione Emilia-Romagna ?”

“Quali erano i “necessari strumenti a tutela del nostro ente” dichiarati come esistenti dalla Giunta a luglio 2019, dopo la dichiarazione di fallimento della società “gemella” francese da parte del Tribunale di Laval ?”

A mio avviso, la superficialità e la negligenza della Regione Emilia-Romagna nell’intera vicenda hanno raggiunto livelli imbarazzanti, fonte certamente di danno erariale, per le quali ho chiesto conto con apposita interpellanza, ancora in attesa di risposta.

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Michele Facci

Michele Facci

Bolognese di nascita e Porrettano di adozione, vivo e lavoro tra l’Appennino e la Città. Avvocato cassazionista. Consigliere dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna dal 2018. Attualmente componente delle Commissioni regionali II (Politiche economiche), III (Territorio, ambiente e mobilità) e IV (Politiche per la salute e politiche sociali), nonché membro del Comitato di sorveglianza sul Programma operativo regionale FSE 2014-20.

Michele Facci

Michele Facci

Bolognese di nascita e Porrettano di "adozione", vivo e lavoro tra l’Appennino e la Città. Avvocato cassazionista. Consigliere dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna dal 2018. Attualmente componente delle Commissioni regionali II (Politiche economiche), III (Territorio, ambiente e mobilità) e IV (Politiche per la salute e politiche sociali), nonché membro del Comitato di sorveglianza sul Programma operativo regionale FSE 2014-20.

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