Visite dei parenti nelle RSA, imbarazzante l’assenza della Regione

Nei mesi scorsi avevo sollecitato la Regione a intervenire per colmare un grave vulnus nel sistema socioassistenziale emiliano-romagnolo: le strutture residenziali e semiresidenziali extra ospedaliere non ottemperano alle disposizioni ministeriali relative alle visite dei parenti degli ospiti, così contribuendo ad aggravarne il già precario stato patologico (leggi qui: https://michelefacci.it/2020/12/19/residenze-per-anziani-la-regione-adotti-i-protocolli-ministeriali/).

Infatti, come evidenziato proprio dal Ministero della Salute (“Disposizioni per l’accesso dei visitatori a strutture residenziali socioassistenziali, sociosanitarie e hospice e indicazioni per i nuovi ingressi nell’evenienza di assistiti positivi nella struttura”), “… l’isolamento sociale e la solitudine rappresentano motivo di sofferenza e importanti fattori di rischio nella popolazione anziana per la sopravvivenza, lo stato di salute fisica e mentale, in particolare per depressione, ansia e decadimento cognitivo/demenza, come documentato da ampia letteratura scientifica… “, e quindidebbono essere assicurate le visite dei parenti e dei volontari per evitare le conseguenze di un troppo severo isolamento sulla salute degli ospiti delle residenze….”.

Lo stesso Gruppo di lavoro ISS Bioetica COVID-19, in collaborazione con il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, ha recentemente proposto una riflessione etico-giuridica sulla tutela dei residenti nelle strutture socio-sanitarie (“Assistenza sociosanitaria residenziale agli anziani non autosufficienti: profili bioetici e biogiuridici), con l’intento di favorire, anche in condizioni emergenziali, pratiche uniformi che pongano al centro la persona e i suoi bisogni, sulla considerazione che qualunque forma di istituzionalizzazione può porre a rischio la salvaguardia dei beni essenziali e il rispetto dei diritti delle persone assistite.

Quello che è più grave, tuttavia, è che l’Assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini, proprio in risposta alle sollecitazioni dei consiglieri della Lega, aveva ribadito “la necessità che ogni struttura abbia un “piano visite” specifico, in cui siano declinate: le misure igieniche da rispettare e i dispositivi di protezione da utilizzare, le indicazioni per il tracciamento degli accessi, la possibilità di misure personalizzate per situazioni particolari in cui è necessario adattare le modalità e le azioni previste per garantire comunque il benessere psicosociale dei residenti, al fine di mitigare i disagi causati dalle misure di prevenzione introdotte per contrastare la pandemia”.

Non solo, ma l’Assessore aveva confermato di avere sensibilizzato ed invitato i soggetti gestori, al fine di garantire le visite dei familiari in sicurezza, “a richiedere alle Aziende Usl la possibilità di utilizzare i test antigenici rapidi per i visitatori degli ospiti delle proprie strutture, secondo le modalità operative concordate con le Ausl, che garantiscono anche la possibilità di formare e abilitare operatori sanitari delle strutture stesse”.

Capirete pertanto l’enorme sorpresa nel momento in cui, a seguito di specifica richiesta indirizzata agli Uffici regionali, questi rispondevano di NON AVERE a disposizione i piani visite delle strutture non gestite direttamente, e quindi quelle accreditate, che rappresentano praticamente la quasi totalità !

Consideriamo infatti che in Emilia-Romagna sono presenti 414 Case Residenza per Anziani non autosufficienti, di cui 338 accreditate (21.205 posti totali, di cui 16.294 accreditati); 106 Centri Socio-Riabilitativi Residenziali per persone disabili, di cui 88 accreditati (1.651 posti totali, di cui 1.236 accreditati); 188 Case di riposo/case albergo per anziani (6.252 posti); 138 Comunità alloggio (1.827 posti); 397 Piccole strutture/comunità di tipo familiare per anziani (2.285 posti); 126 Piccole strutture/comunità di tipo familiare per persone disabili (688 posti).

Questo significa che la Regione ha formalmente confessato di non essere a conoscenza dei “piani visite” di oltre mille strutture presenti sul territorio regionale, nonostante avesse precedentemente ribadito la necessità della loro adozione, che prevedesse altresì l’utilizzo dei test antigenici rapidi per i visitatori degli ospiti.

La mancata disponibilità della documentazione richiesta, e comunque la mancanza di una precisa ricognizione da parte della Regione in ordine ai “piani visite” indicati come necessari dall’Assessorato regionale alle Politiche per la Salute, relativamente alle strutture residenziali socioassistenziali e/o sociosanitarie non a gestione diretta, è idonea a gettare seri dubbi circa l’effettivo rispetto, da parte dei vari gestori, delle prescrizioni ministeriali in materia, e più in generale delle indicazioni dell’ISS e della Regione Emilia-Romagna per garantire le visite dei parenti e conoscenti agli ospiti delle strutture assistite.

Di certo, a questo punto delle cose, vi è solamente un dato: la Regione, oltre a non fare rispettare le prescrizioni ministeriali, non sa proprio quello che fanno le RSA.

E questo aspetto è veramente preoccupante.

(continua)