Prestazioni sanitarie in montagna: nonostante le promesse, il “lockdown” continua

L’epidemia da Covid 19, tra le altre drammatiche implicazioni, ha determinato di fatto la sospensione di tutte le attività considerate differibili, a partire dalle prestazioni specialistiche (visite mediche, esami diagnostici, cure varie, ecc.), con evidente ricaduta sullo stato di salute della popolazione, specie quella anziana, soprattutto per l’improvviso venir meno delle terapie di prevenzione.

A titolo esemplificativo, come ha ricordato la stessa Ausl di Bologna (leggi qui), per quanto di competenza, ai primi del mese di maggio erano state sospese complessivamente 70.000 visite, 33.600 prestazioni radiologiche, 30.000 esami di laboratorio, 34.600 altre prestazioni.

Già nello scorso mese di aprile, il Presidente Bonaccini e l’Assessore Donini dichiaravano pubblicamente: “Anche se sappiamo bene che l’emergenza non è finita è giusto guardare oltre e organizzare la fase 2 anche in sanità, proprio a tutela di tutti i pazienti. Sia chiaro: in questi messi niente si è fermato e il sistema sanitario, grazie a un grande lavoro organizzativo e di squadra, ha continuato a lavorare a 360 gradi, a partire dalle urgenze che sono sempre state garantite. Adesso, però, è il momento di impostare la graduale ripresa di tutte le attività rimandate: ambulatoriali, territoriali e di ricovero. Avendo come obiettivo sempre il massimo rispetto della sicurezza di operatori, pazienti e cittadini” (leggi qui).

Infatti, con delibera n° 404 del 27/04/2020 (leggi qui), la Giunta regionale adottava le Linee Guida per la riattivazione dei servizi sanitari territoriali, rinviando però ad un successivo “piano di riavvio delle attività specialistiche ambulatoriali”, che tenesse conto delle diverse peculiarità aziendali anche in relazione al grado di diffusione locale del contagio. In particolare, entro il mese di maggio 2020, le Aziende Sanitarie avrebbero dovuto avviare un piano di recupero delle prenotazioni che avevano subito una sospensione a causa dell’emergenza sanitaria, delle prenotazioni per nuove prestazioni, nonché “procedere a riorganizzare le agende e completare l’applicazione delle regole di cui al PRGLA 2019-2021 con particolare attenzione alla presa in carico da parte dello specialista”.

Per quanto riguarda le prenotazioni, le nuove linee guida precisavano che “La prenotazione dei primi accessi dovrà avvenire prioritariamente attraverso i canali prenotativi che evitano l’accesso alle strutture (Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), CUPtel, CUPWeb, posta elettronica e messaggistica telefonica)”.

L’accesso diretto continuava quindi ad essere sospeso.

Tuttavia, ad oramai diversi mesi dall’adozione di tali linee guida, non risulta ancora conosciuto il piano aziendale definitivo di riavvio delle prestazioni, nonostante fosse espressamente previsto il termine del mese di maggio per la sua formale pubblicazione.

La mancata divulgazione del programma si accompagna alle numerose lamentele dei cittadini che denunciano l’evidente disagio connesso sia alla estrema precarietà delle attività ambulatoriali riattivate (in montagna, in particolare, le persone che necessitano di prestazioni sono “dirottate” su ospedali e/o ambulatori della città, con aggravio di costi e disagi), sia alla difficoltà di effettuare le prenotazioni di nuove visite (solo da pochi giorni è stato ripristinato il sistema CUP), in particolare nelle zone appenniniche (leggi qui).

A ciò si aggiunga che le visite dei parenti ai degenti nelle strutture ospedaliere continuano ad essere fortemente ristrette, circostanza che influisce negativamente – tra le altre cose –  proprio sullo stato di salute dei pazienti stessi.

Eppure, nel Programma di mandato 2020-2025 (leggi qui), la Giunta regionale precisava che “… la sanità deve essere anche vicina ai cittadini e facilmente raggiungibile: grandi centri qualificati ed altamente specializzati, di riferimento regionale e provinciale, debbono essere affiancati e integrati con piccoli ospedali distribuiti sul territorio per le prestazioni a bassa complessità, quelle di più frequente bisogno per la popolazione. Un’attenzione particolare sarà dedicata agli ospedali collocati nelle aree montane e più disagiate”.

Ad oramai tre mesi dalla pubblicazione della delibera della Giunta regionale, e nonostante le varie rassicurazioni verbali, nessuna documentazione ufficiale circa il piano aziendale definitivo di riavvio delle prestazioni è stata comunicata da parte della Regione.

Le stesse richieste (leggi qui) formulate dai consiglieri regionali della Lega sono rimaste senza alcun riscontro.

Da parte dell’Assessore Donini, ovviamente, tutto tace, nonostante la sua visita agostana proprio agli ospedali di Porretta e di Vergato.

Altro che “Fase 2” ! E’ proprio il caso di dire che per la sanità emiliano-romagnola in montagna il lockdown non sia ancora cessato …