In questi mesi, davanti al Tribunale penale di Reggio Emilia si sta celebrando uno dei processi più drammatici ed inquietanti degli ultimi tempi: 27 persone – dirigenti e personale dei servizi socio-sanitari, oltre ad alcuni pubblici amministratori – a vario titolo indagate (alcune sono state destinatarie di misure cautelari) per numerosi reati, tutti nell’ambito del sistema degli affidi di minori, allontanati dalle famiglie di origine sul presupposto di asseriti avvenuti abusi da parte dei genitori o comunque di chi ne aveva la potestà.

I reati contestati sono gravi, perché vanno dal falso ideologico in atto pubblico alla frode processuale, al depistaggio, oltre a quelli di violenza privata, abuso di ufficio, maltrattamenti, truffa aggravata.

L’indagine della Magistratura (denominata “Angeli e demoni”) ha avuto origine da sospetti connessi ad un anomalo aumento esponenziale di segnalazioni di abusi provenienti dal Servizio sociale dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza, al quale ha fatto seguito l’emanazione di provvedimenti di allontanamento ex art. 403 c.c.

In particolare, è stato accertato dalla Magistratura, seppure a livello indiziario, il ripetersi di un copione quasi sempre uguale. A seguito di una segnalazione – che presentava elementi indicativi anche labili che il minore avesse subito abusi sessuali – si susseguivano: provvedimenti di allontanamento in via di urgenza da parte dei servizi sociali ex art. 403 c.p.; segnalazioni e relazioni all’Autorità giudiziaria; una serie di relazioni caratterizzate da tendenziose rappresentazioni dei fatti, e, a volte, false rappresentazioni della realtà o omissive di circostanze rilevanti, tese a dipingere il nucleo familiare originario come connivente con il presunto adulto abusante e a supportare in modo subdolo o artificioso indizi, o aggravare quelli esistenti. A ciò faceva seguito l’invio dei minori presso una struttura pubblica denominata “La Cura”, gestita dalla Onlus “La Casina dei bimbi”, ove venivano sottoposti a terapia psicologica da parte di professionisti privati collegati all’associazione “Hansel e Gretel”.

In tale contesto, è stato accertato che l’attività degli psicologi era caratterizzata da significative induzioni, suggestioni, contaminazioni e in alcuni casi da una vera e propria attività preparatoria in vista di audizioni in sede giudiziaria, con evidente interferenza con le esigenze della Giustizia.

Sono state inoltre evidenziate irregolarità nell’assegnazione degli incarichi agli psicologi che seguivano i minori presso il centro La Cura di Bibbiano, a discapito del servizio pubblico offerto dalla ASL di competenza. Anche per questo è stata ipotizzata la sussistenza di un importante danno erariale nei confronti del Servizio sanitario regionale.

Sono inoltre emersi collegamenti stretti tra le affidatarie e operatrici e dirigenti del Servizio sociale, così come la sussistenza di una metodica di incentivi all’affidamento di bambini a coppie omosex nell’ambito del movimento LGBT: la responsabile del Servizio sociale territoriale era infatti Federica Anghinolfi, esponente della comunità LGBT di Reggio Emilia, da sempre sostenitrice dell’affidamento a persone omosessuali, come testimoniano numerosi eventi pubblici che l’hanno vista protagonista.

Inoltre, è emerso che psicologi e operatrici non tenevano conto e contestavano la validità metodologica delle linee guida fissate dalla c.d. Carta di Noto, mentre tendevano alla condivisione di un metodo di rielaborazione del trauma (c.d. “metodo Bolognini”) e di metodiche del tutto differenti;

Sempre da quanto si è appreso dai media, la Magistratura ha contestato l’affidamento di incarichi privati a terzi, in alternativa al pubblico servizio offerto dagli psicologi dell’ASL, che venivano così favoriti in assenza di gara pubblica, ed in violazione della normativa dell’ANAC. E’ inoltre emersa l’illegittimità di diverse procedure di gara e di bandi di gara relativi all’affidamento di incarichi per perizie su minori.

Al netto della presunzione di innocenza che deve assistere ogni persona sottoposta ad indagini, così come della necessità di non interferire in alcun modo con il procedimento penale in corso, il quadro indiziario sottostante all’emissione delle misure cautelari da parte del GIP del Tribunale di Reggio Emilia ha portato alla luce una gestione dei servizi sociali in ambito minorile meritevole di approfondimento in sede politica: il fatto che numerose procedure amministrative venissero disattese, che si facesse ricorso a consulenze private anziché a quelle pubbliche disponibili presso la ASL, che il Servizio sanitario regionale avesse dovuto fare fronte – seppur indirettamente – a costi e spese non dovuti o comunque evitabili, che il reato contestato maggiormente agli interessati sia quello di falsificazione di atti e documenti, che venisse dato sistematico credito e “lustro” a teorie sociologiche e a metodiche in contrasto con la Carta di Noto, e che pure venissero affidati minori presuntamente abusati, da parte di responsabili del Servizio e contemporaneamente esponenti della comunità LGBT, ad altrettanti esponenti della medesima comunità, tutto ciò evidenzia la necessità di una verifica dell’adeguatezza, della professionalità e della correttezza dell’intero sistema degli affidi su base regionale.

Questi sono i motivi per i quali la politica DEVE parlare di Bibbiano: quante situazioni analoghe sussistono a livello regionale e nazionale? Esiste una strategia di attacco alla famiglia, nella sua accezione naturale, prima ancora che costituzionale (art. 29 Cost.), con l’aggravante dell’ideologia propria della comunità LGBT? Le norme giuridiche che legittimano l’allontanamento in casi eccezionali (art. 403 c.c.), e che attribuiscono tale ampio potere anche ai Servizi sociali (e quindi all’articolazione più diffusa della Pubblica amministrazione in ambito sociale sul territorio), con controllo da parte del Tribunale solo in un momento successivo, sono ancora giustificabili oppure necessitano di una rivisitazione/revisione ?

Ecco, a queste domande la politica ha il dovere di dare delle risposte, e lo deve fare urgentemente.

(fine prima parte)


Michele Facci
Michele Facci

Concepisco la politica come servizio alla Comunità, compito che mi impegno a svolgere con trasparenza, serietà e coerenza. Vorrei vedere la classe politica occuparsi dei problemi concreti della società, per cercare, con umiltà e buon senso, di dare risposte e soluzioni ai disagi delle persone. Queste le mie principali attenzioni: il diritto alla casa ed al lavoro, il sostegno alle famiglie ed alle imprese, i servizi alle persone più deboli ed agli anziani, la garanzia dei servizi sociali e sanitari, la sicurezza dei territori, la lotta al degrado, la legalità e la trasparenza nella Pubblica amministrazione, la pari dignità e opportunità tra chi vive in città e chi vive in montagna. Torniamo padroni del nostro destino: riprendiamoci la Sovranità!

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