Dopo l’avvenuta radiazione del Dottor Sergio Venturi da parte dell’Ordine dei Medici di Bologna, giunge da più parti la richiesta di dimissioni del medesimo dalla carica istituzionale ricoperta quale Assessore alla sanità della Regione Emilia-Romagna.

Non entrerò nel merito della procedura adottata dall’Organismo di autogoverno dei Medici bolognesi: non mi compete, e soprattutto, poichè appartiene ad una sfera differente da quella politica, mi asterrò fermamente dal giudicare la decisione assunta.

Tuttavia, non posso esimermi – vista la discussione in corso – dal dare un giudizio tutto politico sull’operato dell’Assessore Sergio Venturi rispetto alla gestione della sanità regionale. Ed il mio giudizio è certamente negativo.

In particolare, oltre a criticare la stessa decisione che ha originato la controversia in sede disciplinare (e quindi, la delibera regionale del 2016 che in nome del risparmio ha permesso ai soli infermieri, seppur specializzati, la presenza a bordo delle ambulanze in emergenza), punto il dito nei confronti dell’atteggiamento tenuto dalla Regione sui temi sanitari di maggior rilievo, come quello dell’intasamento dei Pronto Soccorso degli Ospedali regionali, direttamente connesso alle carenze degli organici, ed al mancato sblocco del turn over del personale, specie nelle realtà montane e di periferia, che costringe gli addetti ai lavori a sottoporsi a turni massacranti di lavoro. Oppure del ritardo con cui la Regione Emilia-Romagna ha affrontato l’emergenza della oramai cronica carenza dei medici territoriali.

Sarebbe poi sufficiente esaminare le incredibili statistiche delle infinite liste di attesa per gli interventi chirurgici nella sanità pubblica sull’intero territorio regionale, che costringono i pazienti a dovere ricorrere – se nelle proprie possibilità – al molto più efficiente settore privato.

Voglio inoltre ricordare come l’assessore Venturi abbia proseguito nel processo di chiusura dei punti nascita negli Appennini, tristemente inaugurato dal proprio predecessore nella nostra provincia (Ospedale di Porretta Terme), nonostante la possibilità di legge di individuare percorsi in deroga, e quindi di evitare la transumanza delle gestanti dai territori montani verso la città, con tutti i disagi ed i rischi connessi, compreso il parto durante il trasporto in auto.

Evidenzio, altresì, come accanto alla chiusura dei Punti nascita, in alcune realtà territoriali non sia stato nemmeno garantito un servizio efficiente di ginecologia e ostetricia. In altri territori, si è addirittura proceduto ad una riorganizzazione sanitaria al ribasso, con Ospedali con eccellenze specialistiche trasformati in “Case della salute”.

Penso inoltre alle politiche sanitarie sulla natalità, che, nonostante le statistiche indichino chiaramente come la Regione Emilia-Romagna abbia uno dei più bassi indici di crescita demografica, continuano ad essere indirizzate verso la “non vita”. Oppure alla grave sottovalutazione della recente epidemia da virus West Nile, che ha causato anche nella nostra regione numerosi decessi tra la popolazione anziana.

Da ultimo, ricordo l’ostinazione dell’Assessorato alle politiche per la salute nel volere perseguire il criterio del risparmio economico nella scelta del vaccino antipneumococcico in età pediatrica – messo a gara nonostante il parere contrario della Commissione regionale vaccini – e ritirato solamente dopo la presentazione di un esposto alla Magistratura da parte del sottoscritto.

Insomma, la bocciatura dell’Assessore Venturi è un giudizio di assoluto merito sulle politiche sanitarie regionali dallo stesso perseguite, e va oltre la procedura svolta in sede amministrativa dall’Organismo di autogoverno dei medici bolognesi.

Anche se, alla fine, il risultato non cambia: la richiesta di dimissioni diventa a questo punto un atto dovuto e necessario.