Sono sempre più convinto che il collegamento tra la stazione sciistica del Corno alle Scale e quella della Doganaccia sul versante toscano, non si farà. E questo nonostante l’importante stanziamento da parte dello Stato di ben 20 milioni di euro, eccezionalmente ottenuto dal Presidente FISI Flavio Roda.

Facciamo un breve riassunto per chi non conosce la questione: due anni fa, in un’ottica di riqualificazione e sostegno alle stazioni sciistiche dell’appennino, sempre più in difficoltà a causa della oramai costante imprevedibilità delle stagioni invernali, la Regione Emilia-Romagna e la Toscana conclusero un accordo con il Ministero, finalizzato a garantire importanti investimenti per le stazioni sciistiche del territorio regionale.

Per il “fronte bolognese”, si decise di puntare su un progetto a lungo discusso, ovvero quello diretto a collegare il versante toscano (stazione della Doganaccia) con quello emiliano (stazione del Corno alle Scale), per permettere una continuità sciistica tra due aree del tutto compatibili ed omogenee, separate soltanto da pochi chilometri. Un collegamento con navetta consentirebbe poi l’ulteriore collegamento con la stazione sciistica dell’Abetone.

Nonostante alcune contestazioni dei soliti “ambientalisti” che in montagna vorrebbero vedere solo pecore e capre, e quelle di “imprenditori” turistici preoccupati del fatturato delle proprie strutture recettive, sul presupposto che con il collegamento delle stazioni le stesse verrebbero bypassate (ovviamente ignorando che, negli ultimi tre anni, il numero delle presenze turistiche nel territorio di Alto Reno Terme e di Lizzano in Belvedere è letteralmente crollato, ed ignorando altresì che solo un deciso potenziamento della stazione sciistica può permettere alla stessa di risollevarsi dalla cronica crisi che la accompagna, dopo il forzato ritorno alla gestione pubblica), nell’autunno 2017 venne realizzato il primo programma delle opere, con la previsione di precisi tempi di esecuzione, prima dei progetti e poi dell’intervento edilizio.

La realizzazione della nuova seggiovia al Corno alle Scale, con arrivo al Lago Scaffaiolo (importo complessivo totalmente finanziato: € 5.500.000), in grado di garantire il collegamento con il versante toscano, sarebbe dovuta partire già a gennaio 2018 con le opere di progettazione e gli affidamenti, per poi vedere i primi lavori già nell’estate appena passata.

A seguito di un incredibile scaricabarile tra Regione e Comune di Lizzano in Belvedere (stazione appaltante, incaricata della gestione dell’opera), il programma è stato modificato ulteriormente, con previsione di un ritardo di un anno sui tempi inizialmente previsti.

Attualmente, secondo le nuove previsioni, entro il 28.2.2019 dovrebbe essere eseguito il progetto di fattibilità tecnica ed economica dell’opera, entro il 31.3 il progetto definitivo, entro il 31.5 il progetto esecutivo, con inizio dei lavori il 1.7.2019, e fine degli stessi il 31.12.2020.

Ebbene, considerando i tempi necessari per le procedure di evidenza pubblica in materia di appalti (sia per la progettazione, sia per la realizzazione degli interventi), e considerando che a tutt’oggi non risulta ancora sottoscritta la convenzione diretta a regolare i rapporti tra tutti i soggetti in campo, è lecito dubitare del corretto rispetto dei tempi indicati, e sull’effettiva volontà di realizzazione dell’opera.

Se poi aggiungiamo che pure sul sito internet della Regione Emilia-Romagna non si fa minimamente accenno allo stato di avanzamento del progetto per il collegamento Corno-Doganaccia, ci rendiamo immediatamente conto di come tale opera non sia tra le priorità della Giunta Bonaccini.

E forse, nemmeno dell’amministrazione comunale di Lizzano in Belvedere.

Il che, ovviamente, sarebbe decisamente ben più grave.