Dal prossimo 1 ottobre, entreranno in vigore i divieti in materia ambientale che la Regione Emilia-Romagna ha deliberato con la DGR n° 1412 del 25.9.2017 (“Misure per il miglioramento della qualità dell’aria in attuazione del Piano aria integrato regionale (Pair 2020) e del nuovo accordo di Bacino Padano 2017”).

Tra le varie misure  ve ne sono alcune particolarmente rigorose: viene vietato, dal 1 ottobre al 31 marzo dell’anno successivo, nei territori situati sotto i 300 metri s.l.m., l’utilizzo di biomassa legnosa sia nei generatori di calore con classe energetica inferiore a “2 stelle”, sia nei camini aperti o che possono funzionare aperti. Quindi, stufe (o caldaie) a legna, a pellet, o che utilizzano derivati del legno.

E appunto, i camini aperti.

I camini ! Pensiamo agli agriturismo, a certi ristoranti tipici, locande o trattorie (quanti di questi, in giro per la Regione, si chiamano, genericamente “al caminetto” ?), in cui il camino funge da ornamento e “compagnia” , e dà autentico calore nelle tavernette e sale da pranzo. Ma pensiamo anche, ovviamente, alle innumerevoli abitazioni private, in cui il camino rappresenta sempre un’occasione conviviale: dalle classiche “frugiate” per S. Martino al veglione di S. Silvestro, piuttosto che i weekend in compagnia di amici.

Ecco, tutto questo sarà vietato: i camini dovranno essere chiusi, con vetro o comunque con quegli inserti (in possesso di regolare certificato di classificazione energetica) che abbattono la produzione di sostanze inquinanti per l’atmosfera.

Ebbene, tutto questo è folle. E è folle perchè interpreta restrittivamente una norma (quella contenuta nelle norme attuative del PAIR 2020), secondo la quale il divieto all’uso dei combustibili solidi nei focolari aperti riguarda il caso di utilizzo per “riscaldamento domestico”, mentre la disposizione regionale di cui alla DGR 1412/2017 non effettua alcun tipo di distinzione, vietandone in toto il semplice uso.

Ulteriore criticità : i divieti si riferiscono a tutte le unità immobiliari dotate di sistema di riscaldamento multi combustibile, site nei Comuni i cui territori sono interamente ubicati a quota altimetrica inferiore ai 300 metri. Vi sono però innumerevoli Comuni i cui territori sono situati a differente quota altimetrica (parte sopra i 300 metri e parte sotto): in tal caso se i Sindaci non provvedono ad effettuare l’individuazione,  il divieto verrà applicato a tutto il territorio comunale !

Siamo di fronte ad un’evidente schizofrenia normativa della Giunta regionale. Per questo, nei giorni scorsi ho presentato un’interrogazione (a cui farò seguire, eventualmente, una risoluzione per la modifica della norma) all’Assessore competente,  per sollecitare la Giunta a rivedere o comunque modificare la norma regionale, sia nel senso di escludere il divieto per i camini tradizionali quando questi non assolvono la funzione principale del riscaldamento dell’unità immobiliare (ma, appunto, ne costituiscono un semplice arredo, utilizzato di tanto in tanto, o comunque per poche ore durante il giorno), sia nel senso di fare chiarezza rispetto all’individuazione della “quota 300 metri” (sarebbe poi interessante conoscere il criterio scientifico che ha individuato questo preciso valore, ma questo è un altro argomento ancora), anzichè lasciare soli tutti i Sindaci nella risoluzione della spinosa problematica.

Da ultimo (ma non meno importante), la questione economica: se tutti quanti devono adeguarsi alle nuove imposizioni normative, nell’ottica di un generale miglioramento della qualità dell’aria, occorre che vengano previsti incentivi all’acquisto di stufe e camini di nuova generazione, ulteriori rispetto a quelli statali.

Insomma,  se non intervengono i correttivi da parte della Regione, rischiamo di cadere – è proprio il caso di dirlo – dalla “padella alla brace”…


Michele Facci
Michele Facci

Concepisco la politica come servizio alla Comunità, compito che cerco sempre di assolvere con trasparenza, serietà, e coerenza. Vorrei vedere veramente la classe politica occuparsi dei problemi concreti della società, per cercare, con umiltà e buon senso, di dare risposte e soluzioni ai disagi delle persone. Queste le mie principali attenzioni: il diritto alla casa ed al lavoro, il sostegno alle famiglie ed alle imprese, i servizi alle persone più deboli ed agli anziani, la garanzia dei servizi sociali e sanitari, la sicurezza dei territori, la lotta al degrado, la legalità e la trasparenza nella Pubblica amministrazione, la pari dignità e opportunità tra chi vive in città e chi vive in montagna. Torniamo padroni del nostro destino: riprendiamoci la Sovranità!

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