Il consigliere chiede che l’ente gestore rispetti le direttive che prevederebbero, “a nord della ‘linea rossa’ individuata nel Piano faunistico-venatorio, una densità del cinghiale pari a zero

Michele Facci (misto-Mns)
Chiedere ai gestori del Parco dei Gessi di allinearsi ai principi di programmazione del piano faunistico, per cercare di risolvere il problema dei cinghiali e dei danni causati. A chiedere alla Giunta regionale di intervenire è il consigliere del gruppo misto-Mns Michele Facci.

Il consigliere sottolinea come la ‘Carta delle vocazioni faunistiche – densità obiettivo e gestione degli ungulati 2014-2018’, approvata dal consiglio provinciale di Bologna nel 2013, “affermi chiaramente come, a nord della ‘linea rossa’ individuata nel Piano faunistico-venatorio, la densità del cinghiale debba essere pari a zero”, dato che la Carta faunistica “evidenzia forti rischi di danneggiamento nei territori collinari per la presenza di coltivazioni a cereali”.

Inoltre, Facci evidenza come “il piano di gestione e controllo del cinghiale nell’area protetta Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa non risulti in linea con gli altri obbiettivi del documento di pianificazione provinciale, in quanto- spiega- persegue la diversa strategia della conservazione di una bassa densità di cinghiali e ha espressamente evidenziato di non condividere l’obiettivo ‘densità zero’ previsto dalla pianificazione faunistica provinciale”, nonostante, aggiunge ancora il consigliere, “i piani dei Comitati di Gestione dei Parchi non possano operare scelte in difformità con quelle della pianificazione provinciale”.

Per questo, Facci interroga la giunta per sapere “se non ritenga necessario che la Regione Emilia-Romagna e la Città metropolitana di Bologna debbano richiamare l’Ente di gestione del Parco dei Gessi all’allineamento ai principi di pianificazione e programmazione generale del Piano faunistico-venatorio in vigore, nonché a dare stringente attuazione al protocollo d’intesa sottoscritto con la Provincia di Bologna; se non ritenga necessario riaprire con carattere di urgenza le consultazioni con le parti interessate per un riesame congiunto del Piano di gestione e controllo del cinghiale che possa essere rielaborato e ricalibrato sulle problematiche denunciate da una fondamentale componente della realtà socio-economica”.

Infine, Facci chiede all’esecutivo regionale “se non ritenga necessario valutare l’adozione di nuove modalità di controllo della specie per realizzare un’effettiva sinergia fra le varie azioni di contenimento da condursi su tutto il territorio, e quindi anche all’interno delle aree protette, dove con sempre più frequenza vengono segnalati dalle aziende agricole ingenti danni alle produzioni e alle attrezzature”.